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CULTURE - Le interviste di LimpidaMente

Alcune domande a
CHIARA CLEOPATRA

Chiara Cleopatra, scrittrice bolognese, laureata in Psicologia, dichiara di avere iniziato a scrivere dal momento in cui le hanno messo una penna in mano e che da allora non si è ancora fermata. Afferma di amare le rappresentazioni per immagini o "shots", non importa di che tipo, basta che le forme date assecondino l'idea. Da sempre ha mostrato sincera perseveranza nel consumare ogni briciola di energia per approfondire, ricercare, comprendere le ardite fatiche della comunicazione, preferibilmente non verbale. Tra le sue opere edite la raccolta di poesie "Tracce fuori corso".

Chiara Cleopatra

CHIARA CLEOPATRA
Domanda: "Tracce fuori corso" è una raccolta di poesie in cui lei esprime emozioni e sensazioni intensamente vissute. Qual è il significato del titolo del suo libro?
Risposta:
«Il titolo nasce da un momento particolare che ho vissuto nella mia vita, quando ho tirato un po' le somme per così dire, e fatto il punto della situazione. Avevo iniziato un percorso di studi, un po' in ritardo rispetto ai miei coetanei ed ero immersa in un turbinìo di attività da incastrare tra loro, più o meno importanti: mi sembrava di non riuscire a stringere davvero nulla tra le mani. A volte mi sono sentita spesso "fuori corso", "fuori tempo massimo", ed è da lì che nasce il titolo. La descrizione di un periodo molto intenso della mia vita, dove basculavo, in attesa».

Si tratta di poesie autobiografiche?
«Come si dice: "...l'arte che imita la vita...". Alcune lo sono, come è inevitabile che sia quando si scrive sempre e di continuo. Ma più che altro la scrittura rappresenta per me un "tramite", un'esigenza».

Quali sono gli elementi di originalità della sua poetica?
«Sicuramente la mia poetica non appartiene al filone tradizionale, poiché adotto un linguaggio forte, conciso, ermetico e con pochi vezzi. Le parole che utilizzo e compongo sono dei "fermo immagine", delle istantanee che assomigliano ad uno scatto fotografico».

A quali generi di lettori sono rivolti i suoi versi?
«I lettori... questi sconosciuti. Credo che i miei versi possano essere apprezzati maggiormente da chi concede all'introspezione, all'amore, ma molto più alla relazione interpersonale, uno sguardo attento, meno condiscendente, che non si lascia trasportare dal flusso vitale, che a volte travolge senza lasciare molto, se non macerie. Di fatto, non credo possa esserci una categoria ben definita. Ho la presunzione di poter dire che chiunque sappia tendere un orecchio nel silenzio, in qualche modo, possa coglierne il significato».


Cos'è per lei la poesia? Come riesce a conciliarla con le esigenze e gli imprevisti della vita quotidiana?
«La poesia è un "atto" che fa parte di me, di ciò che sono. Non è qualcosa di meccanico che realizzo in modo abitudinario e prevedibile. Ne sento l'esigenza e a quel punto mi metto a scrivere, passando in mezzo alla vita di tutti i giorni. Trovare il tempo a volte non è facile, ma non posso farne a meno e quindi mi capita di farlo nelle circostanze più assurde».

Cosa sa cogliere in più l'occhio del poeta, che altri non sanno individuare?
«Non sono sicura che sia necessariamente qualcosa "in più", ma è qualcosa che completa le caleidoscopiche sfaccettature della vita. È semplicemente un modo di agire, pensare e vivere l'ispirazione. Ma vi sono anche tanti altri modi, artisticamente parlando».

Si dice che i poeti abbiano "la testa tra le nuvole": secondo lei c'è un fondo di verità in questa affermazione?

«Se pensiamo ai poeti come spettatori empatici di un'epoca Ottocentesca, forse sì. Avere la "testa tra le nuvole" è un lusso che pochi possono permettersi, specialmente se di poesia si vuole vivere».

Pensa che il mondo sarebbe migliore se tutti fossero poeti?
«Assolutamente no. La bellezza del mondo, senza forzatamente voler scivolare nei luoghi comuni, la si trova dappertutto, sotto molteplici forme».

La poesia coltivata come passione, nel leggerla o nel comporla, può aiutare a vivere meglio? In che modo?
«Per quanto mi riguarda, non posso che rispondere con uno squillante "sì!". Si vive meglio facendosi attraversare da essa, o lasciando che la vita le passi in mezzo e si concentri su ciò che è importante, e ciascuno può farlo con delle modalità personali. In questo senso credo che la poesia possa essere d'aiuto: permette di scaricare ciò che risulta emotivamente faticoso».

Ritiene che Internet sia un buon mezzo per diffondere la poesia?
«Internet è un ottimo mezzo di diffusione per ogni cosa, poesia inclusa. Ovviamente se non manipolato o "privatizzato": a quel punto perde la peculiarità della diffusione immediata, su larghissima scala. Un pizzico di innovazione e radicalità, alcune volte, permette di distinguersi meglio».

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