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PROGRESSO - Le interviste di LimpidaMente

Alcune domande a MARCO CHIEFFALLO

Marco Chieffallo è nato e cresciuto a Sassuolo. Inizia la sua esperienza di scrittore approdando con il primo romanzo sugli scaffali della sua città nel 2013. Appassionato di informatica e di musica, dopo aver gestito un blog di tecnologia e realizzato diverse sceneggiature e regie per cortometraggi con il suo gruppo artistico "In Real Life", decide di aprire quel cassetto della scrivania contenente un thriller intitolato "Il 16° esperimento" e di pubblicarlo.

Francesco Alberoni

MARCO CHIEFFALLO

Domanda: A quale genere letterario appartiene il suo romanzo "Il 16° esperimento"?
Risposta: «Lo definirei un thriller macchiato di fantascientifico, per via degli elementi che ruotano attorno all’intreccio narrativo. Moltissime delle tecnologie citate nel libro sono realmente esistenti, mentre altre appartengono all’immaginazione. Almeno per ora e per quanto ne sappiamo noi».

Può accennare ai contenuti della trama?
«Il romanzo parla del sogno di uno scienziato. Un sogno sbagliato, nel quale la sperimentazione umana è il fulcro per completare le sue ricerche. Questo studioso rinnegato trova la chiave per le sue ambizioni in un boss mafioso di Chicago, che gli fornisce tutto ciò di cui ha bisogno e gli permette di sguazzare tranquillo nell’illegalità. Ma qualcosa va storto. E qui parte la mia storia. La cosa bella è che anche se vi dicessi quello che accade a questo punto della trama, gli eventi rappresenterebbero soltanto la “punta dell’iceberg” dell’intreccio di suspense e colpi di scena che vi si pareranno davanti ad ogni pagina».

A quale pubblico di lettori si rivolge?
«I miei lettori finora sono stati abbastanza diversificati. Penso che il prerequisito iniziale sia essere apprezzatori del genere thriller. Il libro è risultato dalle recensioni molto “sceneggiabile”, il che significa che un lettore con una buona fantasia riuscirà a diventare il regista del libro mentre lo legge, immaginando il susseguirsi delle scene, proprio come in una pellicola cinematografica. I capitoli brevi e pungenti sono l’ideale anche per chi ha poco tempo per leggere, a patto che resista alla tentazione di girare pagina per sapere cosa succede.».

Gli elementi fantascientifici inseriti nel romanzo prendono lo spunto da fatti reali o nascono completamente dalla sua fantasia?
«È possibile trovare qualche somiglianza con film o libri, non lo metto in dubbio. Penso che le opere che ci hanno colpito particolarmente siano entrate in un qualche modo nel nostro modo di pensare e immaginare. Come quando guardi un film di Tarantino così tante volte che memorizzi i dialoghi dei personaggi. Hai amato ogni singolo minuto di quel film ed esso ha sicuramente influenzato il tuo modo di percepire e di pensare. Se mai troverete delle somiglianze con un libro, un film o addirittura un videogioco, questo è frutto del mio desiderio di onorare tali pilastri, non di seguirne le orme in una squallida imitazione».

Il protagonista del romanzo diventa la cavia di un esperimento scientifico. Secondo lei in nome della scienza è lecito privare un essere umano della propria libertà?
«Non sono favorevole alla sperimentazione umana. Alcuni sostengono che andrebbe fatta su persone che si sono guadagnate la pena di morte in seguito ai loro crimini. Io non avrei il coraggio di fare esperimenti neanche su di loro. Non si può danneggiare un uomo in nessun modo, per come la vedo io. Riconosco tuttavia che le sperimentazioni umane che ci sono state nella storia hanno segnato dei veloci e strabilianti progressi nella scienza. È sicuramente il metodo più veloce per incrementare la conoscenza dell’uomo. Ma ce la possiamo fare anche senza. Basta fare degli sforzi in più».

Nel romanzo le attività scientifiche si intrecciano con gli interessi della malavita. Ritiene che ciò avvenga anche nel mondo reale?
«Credo che se tutto il crimine organizzato sfruttasse la scienza per fortificarsi ci troveremmo di fronte ad una malavita molto più difficile da estirpare. Non conosco i circuiti criminali, ma credo che per ora gli intrecci di questo genere siano usati soltanto nel mondo delle droghe, per sintetizzare nuove sostanze o ottimizzare quelle già esistenti. Escluso ciò, per un malvivente è più facile premere un grilletto che risolvere un'equazione. Ha il “privilegio” di scegliere la via più semplice, perché complicarsela cercando di raggiungere i propri scopi con l’ingegno scientifico?…».

Cosa pensa del mondo scientifico dei nostri tempi?
«Penso che se si investisse maggiormente nella scienza, le cose che vediamo nei film o nei libri che parlano di fantascienza e futuro sarebbero reali. Se gli uomini pensassero meno a riempirsi le tasche di denaro e lo investissero per la ricerca, forse un giorno potremmo curare la leucemia con una pastiglia. Senza togliere niente alla scienza dei nostri tempi, che conta comunque menti geniali e scoperte formidabili. Solo… diamogli di più».

Come è nato il suo interesse per la scrittura?
«Indubbiamente è stata la voglia di controllare la mia inarrestabile fantasia e inciderla su qualcosa. Faccio molte cose con la mia fantasia: creo musica digitale, giochi di ruolo, articoli vari. Ho persino programmato un paio di videogames. La mente è uno strumento bellissimo. La scrittura per me è un modo di convertire il pensiero in qualcosa di concreto. E finire il mio libro è stato realizzare un sogno, ovvero dare un personale premio alla mia mente».

Scriverà altri romanzi a sfondo fantascientifico? Pubblicherà altri libri?
«Attualmente sto lavorando ad un gioco di ruolo da tavolo, che appena finito verrà reso disponibile gratuitamente a tutti sul web. Poi ci sarebbe il seguito del mio libro, che per ora è un elenco di pagine conservate in un cassetto, ma appena il primo spiccherà il balzo, diventerà il mio prossimo obiettivo».

L'evoluzione dell'editoria ha decretato la nascita dei libri digitali, i cosiddetti eBook. Pensa che soppianteranno i libri cartacei?
«Purtroppo penso di sì. Dico purtroppo perché il fascino di avere un libro in mano, sfogliarne le pagine, accarezzare la carta e appassionarsi senza l’ausilio di uno strumento elettronico sia qualcosa di unico e non replicabile, che nessun lettore digitale o tablet darà mai. Di positivo c’è l’impatto ambientale: invece di fare 100 mila copie cartacee di un libro faranno qualche e-reader e qualche scheda di memoria».

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