Limpida Mente

CULTURE - Le interviste di LimpidaMente

Alcune domande a VALENTINA PELLICCIA
(21 febbraio 2021)

Valentina Pelliccia, classe 1986, romana, ha sviluppato competenze nell'ambito giuridico, umanistico e della comunicazione. Ha frequentato l'Istituto "Sacro Cuore" di Trinità dei Monti con indirizzo giuridico-economico, che sviluppa una cultura di relazioni ispirata ad una tradizione cristiana, umanistica, liberale e democratica condivisa. Si è laureata in Giurisprudenza, con il massimo dei voti, con una tesi di laurea in Istituzioni di Diritto pubblico, dal titoloTutela e valorizzazione dei beni culturali” e ha svolto il praticantato forense presso il prestigioso Studio Legale dell'Avv. Prof. Carmine Punzi a Roma. Lavora da diversi anni presso Uffici della Direzione Generale di una nota banca di Roma e attualmente ricopre il ruolo di Consulente Legale nell'ambito della Direzione Legale e NPL, non performing loans. È Giornalista iscritta all’Ordine Nazionale dei Giornalisti, Collaboratrice Giornalistica del Quotidiano “IL TEMPO” da molti anni. Come scrittrice ha ottenuto vari riconoscimenti per la poesia e per il suo romanzo edito "Zucchero Filato". In questa intervista ci parla della sua attività letteraria e di quella professionale.

Valentina Pelliccia, scrittrice, giornalista, consulente legale

VALENTINA PELLICCIA

Domanda: Dottoressa, quanto è importante per lei la cultura e quali sono le figure della letteratura che hanno contribuito ad arricchirla?
Risposta: «La cultura è fondamentale. C'è una frase che, a mio avviso, risponde indirettamente alla prima domanda ed è l'affermazione di Karl Raimund Popper: "la vera ignoranza non è la mancanza di cultura, ma il rifiuto di acquisirla". Per me è vitale conoscere, imparare sempre nozioni nuove, apprendere, leggere, studiare, parlare di cultura con persone di cultura (perdonate la ripetizione grammaticale; è voluta), confrontarmi con loro. Tutto ciò che non è cultura e che non è arricchimento interiore, è l'immobilità della mente. Ho frequentato studi classici e umanistici durante la Scuola superiore, anche se poi ho deciso di laurearmi in Giurisprudenza. Durante il liceo ascoltavo, incantata, le lezioni di letteratura latina (in particolare, Cicerone, Catullo, Omero, Seneca, Fedro, Sant’Agostino, Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Virgilio, etc), di letteratura italiana (il Dolce Stil Novo, ma soprattutto il romanticismo italiano, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, poi, Nicolò Machiavelli, Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, Italo Svevo, Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale. Per quanto riguarda la generazione degli anni trenta, ho amato e amo Alda Merini). Ascoltavo, incantata, anche le lezioni di letteratura francese (in lingua francese, grazie ad una Professoressa, Barbara Bottari, che mi ha trasmesso l’amore per la cultura): e così, ero sempre più curiosa della vita, dello stile, delle opere di autori come Molière, favole, racconti e riflessioni di La Fontaine, Perrault, La Rochefoucauld, Voltaire, Montesquieu, Hugo, Balzac, Stendhal, ma soprattutto i "Poeti maledetti", Baudelaire e poi, Jacques Prévert, Marcel Proust, Jean-Paul Sartre, Antoine de Saint- Exupéry. Ho amato e amo la letteratura inglese, come John Keats, Byron, Shelley, William Shakespeare, John Milton, Laurence Sterne, Jane Austen, le sorelle Brontë, Virginia Woolf, Kipling, Hemingway e soprattutto James Joyce. Insomma, questi studi non hanno fatto altro che alimentare e far esplodere in me l’amore per la lettura e la scrittura. Ma il mio autore preferito rimane Goethe, con il romanzo "I dolori del giovane Werther"».

Per quanto riguarda la prosa e la poesia femminile italiana c'è qualche autrice che stima in modo particolare?
«Sì, io "amo" profondamente Alda Merini. Una personalità particolare, a tratti "contorta", molto forte ma anche tremendamente incline alla tristezza, alla malinconia, alla rassegnazione, al dolore. Un po' come me. Mi rivedo nella sua stessa malinconia, nella purezza dei concetti espressi dalle sue parole, nella estrema ricercatezza di queste ultime. "Lirica antica" è la mia poesia preferita. È riuscita a trasformare il dolore che aveva dentro in opere letterarie di una bellezza, delicatezza, autenticità ed importanza uniche».

Valentina Pelliccia, è nota non solo come scrittrice ma anche come giornalista. Cosa rappresenta per lei l'attività giornalistica? Come ha iniziato e cosa la attrae di più in questa professione?
«Dopo la laurea in Giurisprudenza e il praticantato forense ho scoperto la passione per la Comunicazione e il Giornalismo. Ho conseguito un Master in "Marketing & Comunicazione" e Media Relations e ho proseguito gli studi con importanti Corsi Post-laurea della SDA Bocconi School of Management (Scuola di Direzione aziendale e cultura manageriale che fa parte dell’Università Bocconi) e 24Ore Business School, nel settore della Comunicazione e Media Relations, Public Affairs, Media & Legal Affairs, Lobbying & Advocacy, Relazioni Istituzionali e Comunicazione Politica. Ho frequentato le lezioni di "Giornalismo costruttivo" (constructive Journalism) o "Giornalismo delle soluzioni" (solutions Journalism) del Professor Dario Biocca, Professore di Storia contemporanea e Storia del giornalismo presso l'Università di Perugia. Ne sono rimasta affascinata. Ho iniziato a scrivere articoli di giornale e a proporli a diverse redazioni, da sola, senza conoscere nessuno e senza alcuna indicazione. I miei articoli sono subito piaciuti e il direttore di un importante quotidiano ha deciso di iniziare la collaborazione. Dopo qualche anno di esercizio e di pratica ho sostenuto l'esame e mi sono iscritta all'Ordine Nazionale dei Giornalisti. Sono Collaboratrice Giornalistica del Quotidiano "IL TEMPO" da parecchi anni. Il giornalismo è ricerca, approfondimento, conoscenza continua, confronto, cultura (ricollegandoci alla prima domanda), ragionamento, informazione, analisi, scelta di contenuti e di termini adatti. Personalmente, attraverso i miei articoli e interviste a persone che ricoprono ruoli importanti, cerco di raccogliere più informazioni rilevanti, utili e provo a portare il lettore a riflettere. Alla domanda "cosa la attrae di più di questa professione?" rispondo: è un mezzo attraverso il quale posso manifestare la mia curiosità intellettuale e fornire, al contempo, notizie alle persone. E poi, è un mestiere dinamico».

Valentina Pelliccia: Consulente Legale, Giornalista, Scrittrice, poetessa... è questo che da bambina sognava di diventare?
«Sono poche le persone che riescono, secondo me, a svolgere il lavoro che sognavano da bambine. A volte è un vero e proprio lusso. Sicuramente riconosco di avere un bagaglio culturale notevole e ciò che svolgo oggi è frutto della mia formazione universitaria, di un percorso molto lungo di studio, tra titoli, master e corsi post laurea. Ho sempre avuto la passione sia per la normativa e sia per la scrittura in generale. Non mi sento, tuttavia, di affermare di essere arrivata dove volevo arrivare e di aver raggiunto gli obiettivi prefissati. Ho ancora molta strada da fare. E sono anche molto ambiziosa».

Quali mete le piacerebbe raggiungere?
«Vorrei essere in grado di pubblicare il romanzo della mia vita ed esprimere totalmente me stessa».

Di cosa si tratta? Ce ne vuole parlare?
«Per il momento non posso svelare molto. Si tratta di un libro per me fondamentale. Parte dal concetto di "liberazione dal velo di Maya", espressione coniata dal filosofo Arthur Schopenhauer ne "Il mondo come volontà e rappresentazione", per indicare l’illusorietà della realtà in cui viviamo. E ovviamente dietro ci sarà un grande studio basato sulla concezione e sulla mia interpretazione di molti aspetti e "lati scomodi" della società odierna. Tra cui l'ipocrisia».

Quali soddisfazioni ha avuto finora in campo letterario?
«Ho partecipato a numerosi Concorsi di Poesia e i miei componimenti si sono classificati sempre tra le opere finaliste. Nel 2004 ho vinto la VII Edizione del Concorso di Narrativa Nazionale "Valerio Gentile" con il mio primo romanzo "Zucchero filato", ottenendo così come premio la pubblicazione dell’opera con Schena Editore. Il libro si è classificato anche al secondo posto nella sezione "Opere edite" del Concorso di Creatività Letteraria 2012. Nel 2019, con la poesia "Se ti stringo forte la mano", mi sono classificata al primo posto del Concorso abbinato all’Antologia di Poesie n. 21, la cui finalità è quella di documentare il fermento letterario contemporaneo. Ad agosto 2020 "Zucchero Filato" si è classificato al secondo posto nella sezione Narrativa del Concorso Letterario "Tre Colori", che si è svolto all’interno della XXII edizione del Festival Internazionale cinematografico "Inventa un Film", ideato e diretto da Ermete Labbadia. Dunque, a distanza di molti anni il mio romanzo, "Zucchero filato", continua ancora a vincere prestigiosi Premi di Narrativa Nazionale».

Com'è nato "Zucchero filato"?
«Nel 2004, a soli diciassette anni, proprio durante l’ultimo anno di liceo, "fresca di studi", ho iniziato a scrivere il mio primo romanzo, "Zucchero filato", con il quale ho partecipato alla VII Edizione del Premio Nazionale di Narrativa "Valerio Gentile" (con una giuria composta da persone importanti del mondo della cultura, professori universitari, scrittori, giornalisti). Il libro si è classificato al primo posto ed è stato, per tale motivo, pubblicato dalla Casa editrice Schena. In seguito, è stato distribuito dalle maggiori Case editrici, Mondadori, Feltrinelli, etc. Sono venuta a conoscenza del Premio Nazionale di Narrativa per caso, tramite web. Anzitutto, mi sono informata su chi fosse Valerio Gentile, perché il Premio era ed è intitolato alla sua memoria. E mi è venuto da piangere. Sono scoppiata in lacrime. Valerio Gentile era un ragazzo, un poeta, appassionato di studi umanistici, che fu trovato morto il 14 marzo del 1993, a diciassette anni (avevo anche io diciassette anni e questo fatto mi colpì molto), a Fasano, nei boschi in zona ‘Monacelle’ con il cranio sfondato a pietrate, a faccia in giù. Dalle indagini ho appreso che si è trattato di un delitto a sfondo sessuale. Purtroppo il caso è rimasto senza colpevoli. Il padre (Nicola) e la madre hanno deciso di fondare il Centro Studi, l’Associazione Culturale e questo importante Premio Nazionale di Narrativa. La vicenda mi scosse molto e con questo libro io ho voluto principalmente, nel mio piccolo, cercare di dare indirettamente un messaggio di speranza anche ai genitori del ragazzo, pur non conoscendoli. Una famiglia è a pezzi, distrutta, presumo, dopo un lutto del genere. Loro sono riusciti a mettere da parte questo dolore atroce (per quanto si possa mettere da parte, data la gravità del fatto) e a creare un grande progetto dal punto di vista umano e culturale, in memoria del figlio. Inoltre, hanno creduto nel talento dei giovani e lo hanno portato avanti dando loro l’opportunità di essere letti, giudicati e premiati da una giuria di persone di alto livello culturale. E poi, Valerio Gentile amava scrivere: i genitori, con questa iniziativa, hanno portato avanti il valore e il sogno del figlio. "Zucchero filato" nasce così. Vuole essere un piccolo raggio di luce anche quando si è immersi nel buio più totale. Vuole essere anche il simbolo della purezza (da qui il titolo, fanciullesco, "Zucchero filato") in una società, questa, spesso piuttosto marcia e priva di valori. Il mio libro tratta principalmente il tema della violenza psicologica e sessuale per questo motivo: si parte da una condizione rosea vista dagli occhi di un’adolescente (Colette, la protagonista) per avvicinarsi sempre più al dramma vero e proprio, la violenza. Dopo quest’ultima, Colette riuscirà, pian piano, a ritrovare la forza in se stessa. È proprio questa alternanza "condizione rosea e violenza sessuale" che, nel complesso, sottolinea e rende più forte il messaggio di speranza finale».

Qual è la struttura del romanzo "Zucchero filato"?
«Come ha affermato il Professor Pietro Magno: "In questo libro si notano delle forme stilistiche complesse. La sua struttura, infatti, ricorda le cadenze tipiche della tragedia classica. Come modello narrativo questo romanzo di Valentina Pelliccia ricorda il quarto libro dell’Eneide di Virgilio, in cui l’evolversi dello sfortunato e, soprattutto, impossibile amore di Didone verso Enea è presentato secondo le cadenze tipiche del dramma". E poi, ha aggiunto: "Sono i motivi per cui questo romanzo riesce a pervenire al simplex et unum oraziano (Ars poet, 23), condizione ancora valida per stabilire quanto un’opera risponda a canoni di compattezza". Inoltre, non si tratta di un romanzo autobiografico (molti me lo chiedono): semplicemente, è scritto in prima persona in quanto ho ritenuto di voler seguire la tecnica del "narratore onnisciente" per "seguire" più da vicino la protagonista, Colette, e il suo percorso».

Dov'è possibile seguire le sue attività in ambito letterario e giornalistico?
«I miei articoli ovviamente vengono pubblicati su "IL TEMPO". Per cui, potete leggerli sul sito web del quotidiano. Ho aperto dei profili social che aggiorno spesso e in cui riporto i miei articoli, i miei scritti e notizie riguardanti la mia attività di giornalista, scrittrice e anche poetessa. I canali social sono i seguenti: Pagina Facebook e Pagina Instagram. La mia e-mail professionale è: valentinapellicciamanagement@yahoo.com».

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